
Vengo "sfidata" a partecipare a questa competizione tra blogger sul tema "Vacanze a Rimini".
Bene - penso- perchè no?
Poi ci ripenso bene e mi rendo conto di non aver mai trascorso le mie vacanze a Rimini, quindi mi chiedo: ma tu di di questo tema cosa ne sai?
In effetti non ne so niente, a parte che quando facevo il liceo tutti i miei amici avevano il permesso di andarci tranne me. Ricordo che già verso maggio, nei corridoi della scuola, iniziava ad echeggiare la parola "vacanze", immediatamente seguita dalle parole "Rimini", "treno"; "tedesche"; "discoteca" e da improbabili domande del tipo "tu quanti preservativi porti? ne basteranno 50?".
La premessa è d'obbligo: io ho dei genitori giovani, open minded ma assolutamente invasati ed integralisti su due argomenti: mare e cibo. Neppure un biologo marino presterebbe così tanta attenzione circa lo stato di salute delle acque e dei pesciolozzi che ivi dimorano.
Vi dico solo, tanto per farvi capire il livello, che per mia madre il mare della Sardegna è accettabile solo a tratti.
A 16 anni, dopo due vacanze studio in Inghilterra, mi sentii pronta per porle la fatidica domanda.
Figlia (che poi sarei io) "Mamma...... senti........ volevo chiederti......."
Madre "No"
Figlia "No cosa?"
Madre "No, non ti do il permesso di guardare Non è la Rai, che poi mi diventi scema"
Figlia "Ma io non voglio guardare non è la Rai -anche perchè la guardo già di nascosto quando vado a studiare a casa di Sara- in realtà volevo parlare con te delle vacanze estive"
Madre "Non saprei... non ho ancora visto le bandiere blu di quest'anno"
Figlia "E se prima di venire con voi andassi una settimana con i miei amici?"
Madre "Vacanza studio?"
Figlia "Emmmm... io pensavo piuttosto a Rimini"
Madre "Non se ne parla"
E qui una persona normale si aspetterebbe un pippone impressionante della madre relativo ai mille pericoli nel lasciare la sua adorata figlia minorenne in balia di un gruppo male assortito di adoloscenti brufolosi in vacanza da soli, in un posto pieno di discoteche e di ormoni fuori controllo e bla bla bla
E invece no. Io sono una figlia responsabile. Mia madre sa che non farei mai nulla in violazione delle regole montessoriane che mi sono state imprintate fin dall'infanzia (a parte guardare di nascosto Non è la Rai una volta alla settimana, trasgressione per la quale ancora oggi provo dei fortissimi sensi di colpa).
Quindi la madre mi guarda allibita, con gli occhi sgranati, pronti a sciogliersi in lacrime e mi dice una sola parola, carica di mille significati, mi dice "Perchè?".
Lo dice come se mi avesse sorpresa con una siringa di eroina nel braccio, come se avesse letto nelle mie analisi del sangue che mi restano solo pochi mesi di vita, come se volesse dire "Perchè mi fai questo? Perchè a me?"
E io mi immagino Rimini come un posto frequentato da lupi mannari, la fossa dell'inferno, il fulcro di tutti i mali del mondo, e le rispondo "Mamma, che cos'ha Rimini che non va?"
(Nella mia memoria lo dico con voce dolce da figlia modello, nella realtà devo averlo probabilmente urlato con quel tono stridulo e irritante di un'adolescente che si è sentita ridpondere un no alquanto sgradito).
E lei seria: "Io credevo di averti dato dei valori , anni ed anni di vacanze in posti magnifici che i tuoi amici se li sognano, e tu mi chiedi di andare a Rimini, dove le spiaggie sono un carnaio, il mare non è neppure definibile tale, solo a pucciarci dentro un piede rischi di prenderti una malattia mortale, non oso immaginare cosa direbbe tuo padre"
Figlia "Ma mamma, io andrei più per la compagnia che per il mare, in effetti"
Madre "Guarda, non insistere, ti ho sempre lasciato fare quello che volevi, puoi andare in vacanza dove ti pare, non ti manca niente, sei ben nutrita, non fai in tempo a desiderare una cosa che io te l'ho già comperata, ma questa volta devo dirti di no, Rimini no, non puoi farci questo"
E fu così che mi rassegnai su Rimini, anzi, con gli amici finsi per anni di sentirmi una privilegiata, perchè io a Rimini non c'ero mai stata e dicevo con tono altezzoso "Ma come fate voi ad andare in vacanza in quei posti lì, con quel mare sporco e puzzolente, ma che schifo"
In realtà morivo dalla voglia di andarci anch'io, di immergere i miei piedini sterilizzati nell'orribile mare Adriatico e di prendermi tutte le malattie che ne sarebbero conseguite, di vivere le mille avventure che loro raccontavano di aver vissuto, di tornare anche io pallida e con le occhiaie, più stanca di prima, per le infinite notti passate a ballare, di fare colazione cappuccino e brioche dopo la discoteca, di innamorami a Rimini di un tedesco con l'alito profumato di crauti, di assaggiare la famossissima piadina romagnola...quelle cose lì normali insomma.
E poi non ci pensai più, diventai grande, e un giorno mi ritrovai a lavorare per una società di Milano.
Il mio capo di allora, un uomo orribile, mi disse "Silvia, mi devi accompagnare da un cliente domani, andiamo a Rimini"
IL GIUBILIO IN ME!!!
I miei colleghi pensavano fossi disperata a causa della trasferta con l'uomo orribile, invece io camminavo a tre metri da terra per la felicità.
"Vedrò Rimini, capite? Io vedrò Rimini" dicevo a tutti.
La sera, prima di addormentarmi, non so quante volte ascoltai quella canzone di De Andrè che fa
“Ma voi che siete a Rimini tra i gelati e le bandiere non fate più scommesse sulla figlia del droghiere”
E vidi Rimini, e mi sembrò magnifica. E mi immaginai come sarebbe stato poterci passare un'intera estate.
A pranzo insistetti per poter mangiare da sola, rinunciando ad un elegante ristorante gentilmente omaggiato dalla carta di credito aziendale dell'uomo orribile. Trovai un chioschetto sul lungomare e ordinai la tanto sognata piadina: che meraviglia!
Dopo il caffè mi sfilai i tacchi, e con coraggio decisi di farmi una lunga passeggiata sul bagnasciuga, rabbrividendo immersi perfino i piedi nel mare, fino alla caviglia. Con stupore non venni attaccata da nessuna sanguisuga e, ad oggi, non credo di aver contratto nessuna malattia.
Quando tornai a casa andai trovare i miei genitori e così, con nonchalance durante la cena mi lasciai scappare un "Ieri sono stata a Rimini per lavoro".
Mi aspettavo l'inferno invece mi sentii rispondere da mio padre con un "Noi ci siamo passati l'estate scorsa andando in Puglia, ci siamo fermati a mangiare in un ristorantino di pesce fantastico, poi eravamo troppo stanchi per guidare così abbiamo dormito lì"
Io ero allibita ma poi intervenne mia madre e fu lì che si toccò il fondo "Sì -disse lei fresca come una rosa- pensa che abbiamo dormito nello stesso alberghetto dove andavo io da ragazza con i miei amici, quanti ricordi...."
E allora dissi a me stessa che forse era meglio finire i miei spaghetti al sugo di pomodori pachino e castelmagno prima che si freddassero.
Bene - penso- perchè no?
Poi ci ripenso bene e mi rendo conto di non aver mai trascorso le mie vacanze a Rimini, quindi mi chiedo: ma tu di di questo tema cosa ne sai?
In effetti non ne so niente, a parte che quando facevo il liceo tutti i miei amici avevano il permesso di andarci tranne me. Ricordo che già verso maggio, nei corridoi della scuola, iniziava ad echeggiare la parola "vacanze", immediatamente seguita dalle parole "Rimini", "treno"; "tedesche"; "discoteca" e da improbabili domande del tipo "tu quanti preservativi porti? ne basteranno 50?".
La premessa è d'obbligo: io ho dei genitori giovani, open minded ma assolutamente invasati ed integralisti su due argomenti: mare e cibo. Neppure un biologo marino presterebbe così tanta attenzione circa lo stato di salute delle acque e dei pesciolozzi che ivi dimorano.
Vi dico solo, tanto per farvi capire il livello, che per mia madre il mare della Sardegna è accettabile solo a tratti.
A 16 anni, dopo due vacanze studio in Inghilterra, mi sentii pronta per porle la fatidica domanda.
Figlia (che poi sarei io) "Mamma...... senti........ volevo chiederti......."
Madre "No"
Figlia "No cosa?"
Madre "No, non ti do il permesso di guardare Non è la Rai, che poi mi diventi scema"
Figlia "Ma io non voglio guardare non è la Rai -anche perchè la guardo già di nascosto quando vado a studiare a casa di Sara- in realtà volevo parlare con te delle vacanze estive"
Madre "Non saprei... non ho ancora visto le bandiere blu di quest'anno"
Figlia "E se prima di venire con voi andassi una settimana con i miei amici?"
Madre "Vacanza studio?"
Figlia "Emmmm... io pensavo piuttosto a Rimini"
Madre "Non se ne parla"
E qui una persona normale si aspetterebbe un pippone impressionante della madre relativo ai mille pericoli nel lasciare la sua adorata figlia minorenne in balia di un gruppo male assortito di adoloscenti brufolosi in vacanza da soli, in un posto pieno di discoteche e di ormoni fuori controllo e bla bla bla
E invece no. Io sono una figlia responsabile. Mia madre sa che non farei mai nulla in violazione delle regole montessoriane che mi sono state imprintate fin dall'infanzia (a parte guardare di nascosto Non è la Rai una volta alla settimana, trasgressione per la quale ancora oggi provo dei fortissimi sensi di colpa).
Quindi la madre mi guarda allibita, con gli occhi sgranati, pronti a sciogliersi in lacrime e mi dice una sola parola, carica di mille significati, mi dice "Perchè?".
Lo dice come se mi avesse sorpresa con una siringa di eroina nel braccio, come se avesse letto nelle mie analisi del sangue che mi restano solo pochi mesi di vita, come se volesse dire "Perchè mi fai questo? Perchè a me?"
E io mi immagino Rimini come un posto frequentato da lupi mannari, la fossa dell'inferno, il fulcro di tutti i mali del mondo, e le rispondo "Mamma, che cos'ha Rimini che non va?"
(Nella mia memoria lo dico con voce dolce da figlia modello, nella realtà devo averlo probabilmente urlato con quel tono stridulo e irritante di un'adolescente che si è sentita ridpondere un no alquanto sgradito).
E lei seria: "Io credevo di averti dato dei valori , anni ed anni di vacanze in posti magnifici che i tuoi amici se li sognano, e tu mi chiedi di andare a Rimini, dove le spiaggie sono un carnaio, il mare non è neppure definibile tale, solo a pucciarci dentro un piede rischi di prenderti una malattia mortale, non oso immaginare cosa direbbe tuo padre"
Figlia "Ma mamma, io andrei più per la compagnia che per il mare, in effetti"
Madre "Guarda, non insistere, ti ho sempre lasciato fare quello che volevi, puoi andare in vacanza dove ti pare, non ti manca niente, sei ben nutrita, non fai in tempo a desiderare una cosa che io te l'ho già comperata, ma questa volta devo dirti di no, Rimini no, non puoi farci questo"
E fu così che mi rassegnai su Rimini, anzi, con gli amici finsi per anni di sentirmi una privilegiata, perchè io a Rimini non c'ero mai stata e dicevo con tono altezzoso "Ma come fate voi ad andare in vacanza in quei posti lì, con quel mare sporco e puzzolente, ma che schifo"
In realtà morivo dalla voglia di andarci anch'io, di immergere i miei piedini sterilizzati nell'orribile mare Adriatico e di prendermi tutte le malattie che ne sarebbero conseguite, di vivere le mille avventure che loro raccontavano di aver vissuto, di tornare anche io pallida e con le occhiaie, più stanca di prima, per le infinite notti passate a ballare, di fare colazione cappuccino e brioche dopo la discoteca, di innamorami a Rimini di un tedesco con l'alito profumato di crauti, di assaggiare la famossissima piadina romagnola...quelle cose lì normali insomma.
E poi non ci pensai più, diventai grande, e un giorno mi ritrovai a lavorare per una società di Milano.
Il mio capo di allora, un uomo orribile, mi disse "Silvia, mi devi accompagnare da un cliente domani, andiamo a Rimini"
IL GIUBILIO IN ME!!!
I miei colleghi pensavano fossi disperata a causa della trasferta con l'uomo orribile, invece io camminavo a tre metri da terra per la felicità.
"Vedrò Rimini, capite? Io vedrò Rimini" dicevo a tutti.
La sera, prima di addormentarmi, non so quante volte ascoltai quella canzone di De Andrè che fa
“Ma voi che siete a Rimini tra i gelati e le bandiere non fate più scommesse sulla figlia del droghiere”
E vidi Rimini, e mi sembrò magnifica. E mi immaginai come sarebbe stato poterci passare un'intera estate.
A pranzo insistetti per poter mangiare da sola, rinunciando ad un elegante ristorante gentilmente omaggiato dalla carta di credito aziendale dell'uomo orribile. Trovai un chioschetto sul lungomare e ordinai la tanto sognata piadina: che meraviglia!
Dopo il caffè mi sfilai i tacchi, e con coraggio decisi di farmi una lunga passeggiata sul bagnasciuga, rabbrividendo immersi perfino i piedi nel mare, fino alla caviglia. Con stupore non venni attaccata da nessuna sanguisuga e, ad oggi, non credo di aver contratto nessuna malattia.
Quando tornai a casa andai trovare i miei genitori e così, con nonchalance durante la cena mi lasciai scappare un "Ieri sono stata a Rimini per lavoro".
Mi aspettavo l'inferno invece mi sentii rispondere da mio padre con un "Noi ci siamo passati l'estate scorsa andando in Puglia, ci siamo fermati a mangiare in un ristorantino di pesce fantastico, poi eravamo troppo stanchi per guidare così abbiamo dormito lì"
Io ero allibita ma poi intervenne mia madre e fu lì che si toccò il fondo "Sì -disse lei fresca come una rosa- pensa che abbiamo dormito nello stesso alberghetto dove andavo io da ragazza con i miei amici, quanti ricordi...."
E allora dissi a me stessa che forse era meglio finire i miei spaghetti al sugo di pomodori pachino e castelmagno prima che si freddassero.










